lunedì 19 marzo 2012

Le regole del Garage



Nel 1935 Bill Hewlett e David Packard, nel loro garage fondarono una ditta che chiamarono HP. Questa ditta decise la nascita di quella che oggi noi conosciamo come “Silicon Valley”. Nel 1999 Carly Fiorina, l’allora presidentessa dell’HP, durante una conferenza espose quelle che sarebbero diventate poi note grazie ad una pubblicità dell’HP come le “regole del garage”, regole che hanno motivato e fatto crescere la piccola ditta appena nata nel garage di Hewlett e Packard. 
Le regole del garage sono le seguenti:
Believe you can change the world.
Work quickly, keep the tools unlocked, work whenever.
Know when to work alone and when to work together.
Share tools, ideas. Trust your colleagues.
No Politics. No bureaucracy. (These are ridiculous in a garage). The customer defines a job well done.
Radical ideas are not bad ideas.
Invent different ways of working.
Make a contribution every day.
If it doesn’t contribute, it doesn’t leave the garage.
Believe that together we can do anything.
Invent.


Quando ho sentito per la prima volta queste regole, mi è venuto spontaneo considerare oggi la vita di chi lavora nell’informatica (e non solo, visto che le regole sono applicabili a qualsiasi attività creativa). 
Cosa è diventata l’informatica oggi in ambito industriale? 
Regole standard, fissate da decine e decine di documenti standard. Classi e pacchetti standard che tutti devono adottare. Regole che definiscono persino che grado di indentazione del codice adottare per i propri editor. Documenti che definiscono le regole di codifica e documenti che definiscono i documenti per definire le regole di codifica. Montagne di documenti per ogni riga di codice scritta.
Che posto hanno nell’industria informatica oggi gli ideali di Hewlett e Packard che hanno guidato i giganti mezzo secolo fa? Nessuno!

Niente creatività, solo adeguamento alle normative. 

Codice tutto uguale scritto da automi che hanno imparato a memoria le normative e quindi non hanno più bisogno di pensare. 
Oggi se tenti di portare idee nuove nella nostra realtà informatica industriale, sei visto come il dissidente, quello che non sta alle regole e che vuole fare di testa sua non seguendo le direttive aziendali. Se non c’è più spazio per la creatività, allora non ci può essere nessun margine di crescita per la nostra industria. 
E’ assurdo che un file di codice venga respinto dall’ufficio qualità solo perché l’indentazione non è quella prevista dalla normativa. Eppure succede continuamente. E’ assurdo che non si cerchino vie migliori di scrivere una routine perché tanto ci sono già classi che ne implementano una versione standard. 
Eppure questo succede continuamente. 
Ci sono ragazzi oggi che iniziano la loro carriera nel mondo dell’informatica industriale e non sono in grado di scrivere una semplice routine di sort. “Perché dovrei farlo”, mi sono sentito rispondere “tanto c’è già questo componente che ordina i suoi elementi”.
L’ingegneria del software ha cancellato ogni scintilla di creatività rendendo l’atto della programmazione una mera catena di montaggio. Eppure le “regole del garage” sono tuttora attuali e attuabili. 
Pensare diverso vuol dire anche avere il coraggio di dire no a
quello che è diventata l’informatica oggi. 
Non a caso il “think different” è la filosofia che è alla base della creatività Apple e non a caso Steve Jobs è stato un grande ammiratore di Bill Hewlett e David Packard. Perché noi possiamo veramente cambiare il mondo se solo ci lasciassimo alle spalle i vari condizionamenti della burocrazia che è entrata da padrona nell’informatica. Tanto c’è ancora da scoprire, basta avere il coraggio di alzare gli occhi dalla montagna di documentazione che ci soffoca ogni giorno e guardare quanto è vasto e inesplorato l’orizzonte che abbiamo davanti.


Luca Ciciriello 

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